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3 opzioni per esternalizzare il tuo data center

Marco Cavadini il 25 giu 18

Il data center, al contrario di ciò che si poteva ipotizzare decenni addietro, svolge un ruolo sempre più importante all’interno dell’infrastruttura IT.

Con l’avvento dei Big Data, a questo “magazzino di dati” si richiedono capacità di calcolo, di storage e di rete inimmaginabili. Questi luoghi di archiviazione dei dati, pur non mutando nella loro tradizionale definizione, si ritrovano ad aumentare in termini di volumi di dati e di carico elaborativo.

Le aziende, soprattutto se medio-piccole, sono obbligate a dover gestire una complessità infrastrutturale per la quale spesso non hanno né le competenze né le risorse. Di conseguenza, sono nati e continuano a crescere i servizi di esternalizzazione del centro dati aziendale. Questa scelta ha dei chiari vantaggi non solo in termini di costi. Vi sono benefici anche per quanto riguarda la flessibilità e le possibilità di accesso alle risorse di storage, oltre che relativi alle maggiori garanzie in termini di sicurezza e integrità delle informazioni.

 

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Insomma, ci troviamo in qualche modo di fronte alla classica scelta “make or buy”. Esternalizzare il tuo data center, però, non è una decisione dicotomica: ci sono infatti almeno tre principali opzioni. Esploriamo insieme queste scelte per comprendere pro e contro di ogni possibilità.

1. Colocation in data center non carrier neutral

Scegliere di appoggiarsi a un colocator, ovvero ad un’azienda che fornisce il servizio di esternalizzazione del centro dati, porta numerosi vantaggi. In primis, i costi si riducono notevolmente. Quando si parla di costi non ci si riferisce solo a quelli diretti di gestione dell’infrastruttura, ma anche alle risorse che vengono liberate.

L’IT potrà occuparsi di essere di stretto supporto al business, mentre la business continuity sarà garantita da un fornitore esterno. Inoltre, gli aspetti di sicurezza delle informazioni saranno certificati da professionisti affidabili, che potranno anche usufruire delle economie di scala. Non tutti i colocator, però, sono uguali. Una differenza da sottolineare riguarda la presenza o meno di carrier neutrality.

I centri dati non carrier neutral sono affiliati ad un singolo network partner, di conseguenza non permettono l’interconnessione con diversi provider se non attraverso la rete pubblica. Questo ha un impatto negativo sulla continuità operativa e sui costi di connettività, oltre che sulla flessibilità dell’intera infrastruttura.

2. Colocation in data center carrier neutral

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Che cosa significa carrier neutrality? In breve, con ambiente carrier neutral si intende un sistema che abilita le azioni di business facilitando l’interconnessione, ovvero l’implementazione di punti di scambio di traffico IT che integrano connessioni dirette e private tra le controparti. Per i non addetti ai lavori, l’interconnessione offre connessione uno-a-uno, uno-a-molti e molti-a-molti, oltre la possibilità di accedere sia a reti private sia a reti pubbliche.

L’interconnessione è, infine, non un optional ma una necessità nel business digitale. Queste attività avvengono meglio, e con costi minori, su un’infrastruttura IT carrier-neutral.

L’offerta di data center in colocation è in costante crescita e le soluzioni più avanzate offrono, tra gli altri vantaggi, la carrier neutrality, ovvero facilitano l’interconnessione e permettono ai clienti di cambiare provider di telecomunicazioni senza dover necessariamente cambiare sito di storage dei dati.

3. Esternalizzare i servizi con soluzioni IaaS o SaaS

Invece di acquistare spazio in una infrastruttura fisica o mantenere in casa il proprio sistema di archiviazione dei dati, c’è anche la possibilità di affittare spazio su un data center virtuale, al quale è possibile accedere attraverso internet. Si parla in questo caso di soluzioni di cloud computing.

Il mondo del Cloud è però molto complesso, ma vediamo brevemente le tre principali tipologie di servizi:

  • Infrastructure as a Service: il Cloud provider fornisce un hardware virtualizzato, ovvero un’infrastruttura di elaborazione;
  • Platform as a Service: viene fornita una piattaforma su cui costruire applicazioni e servizi;
  • Software as a Service: l’utente accede direttamente a un software ospitato sul Cloud.

È quindi possibile esternalizzare il tuo data center facendo affidamento su un servizio IaaS, in cui acquistare capacità di storage. Questa scelta garantisce grande flessibilità, ma ha anche dei rischi. In primis, in termini di sicurezza delle informazioni, in particolare nel caso del Public Cloud. Il concetto del “pay-per-use”, inoltre, fa sì che non sia sempre semplice calcolare ex-ante i costi di questa soluzione. Infine, il mondo del Cloud computing è dominato da grandi vendor, che lasciano poco spazio alla negoziazione dei termini contrattuali.

In conclusione, sono diverse le opzioni tra cui ti troverai a scegliere nel momento in cui deciderai di esternalizzare il tuo data center. I servizi di outsourcing sono una possibilità molto valida, ma assicurati che il tuo fornitore abbia un’infrastruttura carrier neutral.

 

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Categorie: data center, outsourcing, IaaS, Saas