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Il blackout all’Amministrazione Cantonale. Quali insegnamenti?

Le 15 ore di buio al sito dell’amministrazione ci danno lo spunto per parlare di sicurezza della continuità

 

Alcuni giorni dopo il buio di 15 ore al portale del Cantone, resta sul terreno la sensazione della fragilità dei servizi online, della loro indispensabilità, ma anche il conforto derivante dal sapere che tutto è stato aggiustato. Il termine sembra troppo hardware rispetto a un sito, invece è quello giusto: da quanto è stato reso noto, il fattore scatenante infatti è stato un problema elettrico. Il blackout informatico è stato una conseguenza.

L’episodio è occasione di parlare di un ambito della sicurezza IT che troppo spesso resta in ombra rispetto alla cybersecurity “immateriale” di cui si parla sempre, cioè la sicurezza della infrastruttura. Marco Cavadini, CEO di Swisscolocation SA, si occupa proprio di questo: costruisce e opera caveau, forzieri con garanzia di continuità e connettività per server, dove le aziende tengono le loro apparecchiature ICT ed erogano servizi critici per la loro clientela. “Abbiamo trasformato un data center già di livello bancario”, racconta, “ preparandolo per le esigenze dell’Industria 4.0. Ospitiamo aziende locali ed internazionali per le quali anche un brevissimo down-time avrebbe un impatto economico devastante.”.

Se si volesse trovare una morale all’incidente occorso al portale, per il quale non si può che essere solidali (“qualsiasi apparecchio costantemente sotto stress può rompersi, malgrado tutte le manutenzioni e le precauzioni, non è colpa di nessuno”), si potrebbe parlare di come sia importante prevedere le necessarie ridondanze non solo a livello di datacenter primario, ma ad un livello più alto, prevedendo strutture per il cosiddetto disaster recovery o business continuity. “Una strategia sicura dal punto di vista della continuità, dovrebbe includere un data center secondario che permetta di recuperare in tempi brevissimi l'operatività, mentre il sito primario viene recuperato”.

A seconda della gravità dell’incidente, la riparazione di una panne infrastrutturale (pensiamo ad impianti elettrici o di climatizzazione importanti) può portare a down-times prolungati, ben oltre le 15 ore degli scorsi giorni. “Le grandi aziende internazionali, hanno adottato soluzioni di disaster recovery o business continuity da tempo” spiega Cavadini, “con investimenti e costi operativi ingenti. Il mondo è cambiato e con l’offerta attuale, anche in Ticino, di servizi e soluzioni in outsourcing, queste ridondanze sono alla portata di tutti”.

Se n’è parlato spesso su questo blog di Ated: le criticità IT sono pervasive e collegate fra di loro: sicurezza, insurance, alfabetizzazione. Oggi tutti parlano di digitalizzazione e di Industria 4.0, e con queste evoluzioni “l'informatica e la digitalizzazione diventeranno ancora di più i cervelli e motori delle aziende; di conseguenza questi motori dovranno essere operati in modo da garantire la continuità necessaria, per evitare danni economici”.

La domanda è: il Ticino è attrezzato? La risposta più sincera è che culturalmente non lo è ancora mentre che gli operatori del settore ICT sono pronti a sostenere questa sfida in modo efficace ed economicamente sostenibile

 

Articolo apparso su Ticinonline il 22.02.2017